ANNO VOCAZIONALE DI FAMIGLIA PAOLINA

2019 - 2020

Tra le intenzioni dell’Anno vocazionale (AV) di Famiglia Paolina vi è quella di «un anno per riscoprire, con gioia, il mistero della nostra vocazione paolina e per proporre ai giovani la santità come “il volto più bello della Chiesa”».

Il Logo evoca una relazione dinamica tra gli elementi che lo compongono. Sebbene ogni simbolo sia distinto l’uno dall’altro, tutti sono resi in uno stile uniforme per significare che ognuno è profondamente connesso con gli altri. Esaminiamo gli elementi uno per uno:

Il simbolo dominante è rappresentato dalle mani aperte. Vivaci sia nella forma che nei colori, raffigurano sia il donatore che il ricevente. La vocazione è un dono che riceviamo da Dio. Quando abbiamo riconosciuto la chiamata nella nostra vita, abbiamo aperto le nostre mani per riceverla. E mentre maturiamo nella nostra risposta personale, riapriamo le nostre mani per aiutare gli altri a scoprire e rispondere alla loro vocazione

Al centro del logo si trova il seme che ha iniziato a crescere: vulnerabile ma bello. Rappresenta la vocazione che richiede attenzione e guida. Il seme, da solo, con le sue sole forze, non può sopravvivere. Per questo le due mani aperte sono pronte a sostenerlo

Infine, l’acqua e la terra sono visibili nella parte inferiore del Logo. Rappresentano gli elementi necessari affinché il seme (la vocazione) cresca. Un’autentica vocazione è profondamente radicata e nutrita dalla preghiera e dal buon esempio di altri. Non può esistere da sola e solo per se stessa, ma ha bisogno sia di fondamento che di ispirazione, e questi sono rappresentati dalla terra e dall’acqua.

Un anno intenso di preghiera, riflessione e di tante iniziative vocazionali, Un anno illuminato dalla visione del Fondatore che, «vagando con la mente nel futuro gli pareva che nel nuovo secolo anime generose avrebbero sentito quanto egli sentiva…» (AD 17); un anno per far risuonare l’appello a «sentirci profondamente obbligati a fare qualcosa per il Signore e gli uomini e le donne del nostro tempo» (cfr. AD 15) e perciò per «ravvivare il dono di Dio che abbiamo ricevuto».